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Ristorante La Lantera, “Bello, Buono e Giusto”.

Sono stato in questo Ristorante di cui tanto bene mi avevano parlato una domenica a pranzo. Purtroppo non è stata una visita in incognita, perchè in realtà sia Marco che Luisa sono amici e il loro giovane Chef che lavora spalla a spalla con Luisa Stefano Parrella è stato mio allievo e quindi mi conosce bene. Quello che ho fatto, però, è stato telefonare 10 minuti prima di arrivare per prenotare il tavolo, impedendogli quindi di organizzarsi per tempo e obbligandoli, quindi, a servirmi il menù che avevano predisposto anche per gli altri clienti.  Ma veniamo alla nostra recensione.

Il locale è molto carino con due sale una interna e l’altra esterna, la sala è arredata con gusto e si sente il tocco femminile di Luisa nella scelta dei tendaggi del tovagliato e dei centro tavoli, semplici ma eleganti e di gran classe. Arriva Marco che come al solito ci intrattiene con la sua simpatia e ci serve l'”entrée” che però lui napoletanizza chiamandoli “intrattieni”, ma lo si chiami pure come si vuole quello che ci è arrivato a tavola è stato qualcosa di meraviglioso ossia:

“Melanzana Tartufata con fonduta di parmigiana al tartufo”, cosa dire, forse una delle cose più buone che io abbia mai mangiato, spettacolare nella sua semplicità, soffice come una nuvola ma meravigliosamente ricca di gusto, dove la melanzana sposatasi con il tartufo partorisce il gusto del parmigiano delicatamente accostato per completare il quadretto gustoso.  MERAVIGLIOSO.

Passatina di ceci e gamberi, tozzette con patate” due zuppette meravigliose serviteci come antipasto, in particolare ci ha colpito il passato di ceci, svuotato del gusto e del profumo acre dei ceci per fare spazio all’avvolgente ed eccitante profumo del mare portato in dote dai gamberi, felicemente accompagnati dai ceci croccanti posti sopra la zuppetta. FANTASTICO.

Pizza fritta di scarola su fonduta di parmigiano, parmigiana di melanzane, cappello di champignon ripiena di salsiccia e noglia, peperoni, baccalà e guanciale, carciofo con pancetta di maiale nero casertano, baccalà mantecato con friariellli, tarallo sbriciolato e maionese di papaccelle” , cinque piccole delizie messe in fila per ammaliare il palato e accompagnare lo stesso in un viaggio tra gusti e tradizioni di una terra antica, quale la campania, fatta di ricette semplici ma deliziosamente e armoniosamente accostate tra loro. STUPENDO

“Pasta mista gemelle del vesuvio con patate di avella  e funghi porcini”  Cosa dire di fronte ad un piatto di una semplicità disarmante, reso speciale dalle estrose mani degli chef che hanno unito due prodotti di una terra unica per farne una delizia servita con la consueta eleganza. CLASSICO ELEGANTE.

Spaghetti ai cinque pomodori, sembra la cosa più banale al mondo, eppure Stefano e Luisa sono riusciti a creare un piatto strabiliante, dove il gusto di 5 pomodori di dolcezza e consistenza diversa si intrecciano sapientemente come un unica squadra che ha come finalità quella di riempire le papille gustative ed ammaliare il palato, il tutto evitando che l’acidulo o il dolce di alcuni pomodori potesse prevalere sul gusto complessivo. AFFASCINANTE.

   

“Gnocco con pomodori gialli regina del mare, pesto ai pistacchi e crudo di Mazzaro del vallo. Un omaggio alla Sicilia e a due dei suoi prodotti più tipici, una vera e proprie full immersion nel gusto mediterraneo, servito in un piatto che ricorda l’etna perchè all’Osteria La Lanterna nulla è lasciato al caso. MEDITERRANEO.

Dessert: “Parfait alla Nocciola Avellana. Tartufo al cioccolato. Panna cotta al caramello al latte. Dolce al cucchiaio con varietà di cioccolato. Ricotta e pera rivisitata. TRIONFO DI SAPORI DOLCI.

Alla fine con tutto lo staff dell’Osteria La Lanterna abbiamo preso un caffè e insieme abbiamo chiacchierato a lungo, pasteggiando con dell’amaro e dei distillati, tanto per agevolare la digestione.

All’Osteria La Lanterna vivi un esperienza unica, senti la genuinità regalata da Luisa che si sposa con l’estro di Stefano il tutto messo insieme e coordinato dal simpaticissimo Marco che ha sempre la battuta giusta nel momento giusto, se poi a questo aggiungi la schiera di giovani collaboratori che con gioia ed entusiasmo collaborano fattivamente al progetto gastronomico di questo ristorante, allora capisci perfettamente che sei di fronte a qualcosa di meraviglioso. Qui dove la voglia di stupire non prende mai il sopravvento rispetto all’esigenza di accontentare il cliente, dove lo CHEF non cucina per il suo piacere, ma per il piacere degli ospiti, dove la tecnica si sposa con il gusto e la spontaneità con la genuinità, qui capisci il verso senso dell’essere GOURMET. Marco e Luisa hanno dedicato la vita alla ristorazione, amano il loro lavoro ma con questo lavoro devono anche fare cassa, non scendono a compromessi con nessuno, non fanno acquisti mirati a farli arrivare nei titoli giusti e sulle guide giuste, loro fanno quello che ritengono essere il meglio per loro e per il territorio che li ospita. Siamo in un posto meraviglioso, dove moda e voglia di apparire non attecchiscono, questo è un posto dove il cibo è BELLO, BUONO E GIUSTO.

Grazie per l’ospitalità amici miei.

Via Vittorio Emanuele, 268

83027 Mugnano del Cardinale AV.

Tel. 081 511 1134

 

 

Nasce la categoria Biancoperlato

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E’ il colore per eccellenza, che più di qualunque altro colore rappresenta il gusto e l’eccellenza Italiana nel Mondo. Il bianco del Parmigiano Reggiano, il bianco del Grana Padano, il bianco della Mozzarella, il bianco dei mille e più formaggi italiani. Ecco perchè nasce la sezione di esperienzegolose.it chiamata biancoperlato, una sezione dedicata alla Mozzarella di Bufala D.O.P., formaggio Bianco Perlato per eccellenza ma anche a tutti gli altri formaggi Italiani. Stay tooned, ci saranno grandi novità.

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Tarallo Napoletano Nzogna e Pepe

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Matilde Serao, che tanto ha scritto su  Napoli, e sul tarallo partenopeo, nella sua famosa opera “Il Ventre di Napoli”, descrive i famosi “fondaci”, le zone popolari a ridosso del porto, brulicanti di una popolazione denutrita e di conseguenza famelica. Il Ventre di Napoli era pieno di gente, ma il ventre di quella gente era spaventosamente vuoto.  A riempirlo, dalla fine del 700, ci provavano (e spesso ci riuscivano)  i taralli.

Dove non c’è quasi nulla, nulla si distrugge, e tutto si crea. Così i fornai non si sognavano neppure di buttare via lo ”sfriddo”, cioè i ritagli, della pasta con cui avevano appena preparato il pane da infornare.

A questi avanzi di pasta lievitata aggiungevano un po’ di “nzogna” (la sugna: in italiano, lo strutto, il grasso di maiale) e parecchio pepe, e con le loro abili mani riducevano la pasta a due striscioline. Poi le attorcigliavano tra di loro, davano a questa treccia una forma a ciambellina, e via nel forno, insieme al pane.

All’inizio dell’800 il tarallo “’nzogna e pepe” si arricchì di un altro ingrediente che tuttora ne è parte integrante: la mandorla. Non si sa chi l’abbia presentata per primo al tarallo, ma chiunque sia stato, merita  la nostra gratitudine: il sapore della mandorla va infatti a nozze col pepe.

Il tarallo “nzogna e pepe” non è elegante e delicato, esso è violento e potente, ricco di grasso ma anche di gusto, l’unico elemento di classe è la mandorla, che lo rende cibo per tutti e non solo per plebei, ecco in queste poche parole si racchiude il concetto stesso del tarallo napoletano, non un piatto  ma una filosofia di vita, fatta di lunghe passeggiate sul lungo mare di Mergellina, dove, insieme agli amici e ad una birra si può gustare l’essenza stessa di questa Città.

Molti sono i Tarallari, pochi sono quelli bravi, nei prossimi mesi andremo alla ricerca del Tarallaro perfetto.

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